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IN MEMORIA…. 27 GENNAIO

IN MEMORIA…. 27 GENNAIO

Il 27 gennaio si celebra la Giornata della Memoria a ricordo dei circa 15 milioni di morti causati dalla follia nazifascista e dalla “Soluzione finale” approvata da Hitler nel 1942. Nel 2005 l’ONU ha scelto questa data poiché il 27 gennaio del 1945 le truppe dell’URSS entrarono nel campo di Auschwitz liberando i sopravvissuti.

Quasi tutti i testimoni di quei fatti ci hanno ormai voltato le spalle e non possiamo più ascoltare la loro voce, ma è nostro dovere ricordare i loro nomi e le loro vicende poiché la storia è memoria e gli echi del passato tornano spesso, troppo spesso, nel nostro presente.

La storia della Shoah, dello sterminio scientifico di un popolo, non ci sia estranea poiché essa non riguarda solamente anni e luoghi lontani da noi. Numerose famiglie ebraiche che vivevano a Bergamo e nella nostra provincia, che camminavano per le vie della nostra città, furono condannate all’orrore dei campi di sterminio e non fecero ritorno. La comunità ebraica bergamasca non era particolarmente numerosa ma a partire dalla fine del 1943 cominciarono arresti e deportazioni ad opera dei soldati tedeschi e della Repubblica sociale italiana. Gli ebrei catturati a Bergamo e provincia furono in totale 44, 21 femmine e 23 maschi. Sette erano ultrasessantenni, cinque avevano meno di 18 anni, fra loro due bambini di 3 e 7 anni.

Molti dei 44 deportati non erano residenti a Bergamo e provincia ma erano ebrei sfollati, o in fuga o internati liberi. Di queste donne e di questi uomini 42 furono inviati ad Auschwitz, uno a Bergen Belsen mentre uno morì in carcere a Milano prima della partenza. Solamente in tre sopravvissero.

Esemplare è la storia della famiglia Sonnino arrestata a Nossa nel 1944 i cui membri non fecero ritorno. Stessa sorte toccò a Giuseppe Muggia che era stato direttore dell’ospedale psichiatrico di Bergamo, a sua moglie e a sua figlia arrestati a Venezia in quello stesso anno. Della famiglia Levi, farmacisti di Ambivere, solo Laura riuscì a tornare e a riprendere la gestione della farmacia fino alla morte avvenuta nel 1984. Ebrei che sfuggirono alla cattura ricordarono anche atti di eroismo grandi e piccoli di bergamaschi che salvarono loro la vita.

Per noi che viviamo anni che vedono la ricomparsa di movimenti razzisti che individuano nei più deboli e nelle minoranze la colpa delle disgrazie individuali e delle crisi collettive, ricordare è un dovere cui non possiamo sottrarci.
Come scriveva Primo Levi, sopravvissuto all’orrore di Auschwitz:

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case;
Voi che trovate tornando la sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce la pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì e per un no
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno:
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole:
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli:
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,

I vostri cari torcano il viso da voi.

Michele Pellegrini – formatore ACOF

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